L’ho tradita

L’ho tradita.
Ecco, ora l’ho detto e mi sento un po’ meglio. Non si può andare avanti portandosi dentro un segreto del genere. Dovevo raccontarlo a qualcuno. Avevo pensato di andare in chiesa, di entrare in un confessionale, di spiegare tutto a un prete. Ma da quando c’è questo Papa, perdonano tutto a tutti. E io non voglio essere perdonato. Perché quello che ho fatto è troppo grave. Da un tradimento del genere non si esce con due avemarie e tre paternoster. No, è una di quelle cose che ti cambiano la vita.


L’ho tradita, e non sono più quello che ero. Non lo sarò mai più. Un tradimento così è una ferita troppo profonda per non sanguinare di continuo. Per non lasciare sulla pelle una lunga cicatrice dolente. Com’è successo non lo so neanch’io. Sì, erano anni che le cose andavano male. Gli entusiasmi si erano spenti. I furori di un tempo ormai svaporati. Certo, a ripensarci ancora mi commuovo.

Quella sera, a Madrid l’aria era inebriante, la gente attorno sembrava tutta agitata dalla stessa euforia eccitante che mi squassava l’anima. Me li ricordo tutti: c’era Josè, il portoghese fascinoso e sbruffone. C’era Javier, l’argentino serio serio. E il suo amico Diego, che quella sera pareva drogato: occhi spiritati, movenze da pantera. Che notte, ragazzi. Un orgasmo, poi un altro. E una felicità assoluta, perfetta, appagata. Poi, nel giro di pochi mesi, è cambiato tutto. Il nero della cupezza ha coperto l’azzurro del cielo. Le delusioni hanno sopravanzato le soddisfazioni. La noia ha stravinto sull’allegria.


Lo so. Non avrei dovuto tradirla. Perché l’amore di una vita non si cambia così, come si sceglie un’auto nuova. Ma lei, l’altra, è così splendidamente sfrontata, così magicamente incantevole, che non sono riuscito a non dirmi: come dev’essere bello amarla. Sentir battere il cuore per le sue effimere incertezze, inorgoglirmi per il suo incedere altero: come di chi è pronto a conquistare il mondo senza neanche voltarsi a dare uno sguardo alle altre, laggiù in basso.

Sì, ho goduto. Sono stato di nuovo felice come non pensavo di potere più essere. Ma ora… Ora mi sento come Raskolnikov. Sento sulla carne i morsi della colpa, non riesco più a guardarmi allo specchio senza provare vergogna, non posso uscire di casa nel timore che chi mi guarda capisca tutto. E perciò a te, solo a te debbo confessarlo. Per non impazzire, per provare a vivere, per non continuare a mentire, per non fingere di essere diverso da quel che sono. L’ho tradita. Non tifo più Inter. Ora sono juventino.

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