Goodbye

A(b)Braccio # Giovanni Basso
libero professionista – Acireale (Ct)

Avete presente un vecchio film, uno di quei film in bianco e nero, dove in qualche locale denso di fumo un pianista suona note calde e si accende ogni tanto il riflettore ad illuminare la scena ? Avete presente il suo pianoforte a coda bianco su uno sfondo nero, la cantante languida che non nasconde quasi niente di quel suo corpo, che sembra fatto apposta per accendere tutte le passioni degli uomini, gli occhi del pubblico strabuzzati e i sigari cubani?

Beh, siete distratti. O peggio, siete attirati più dalle forme che dai contenuti. Perché oltre al pianista, al pianoforte bianco su sfondo nero, alle curve della cantante, al riflettore ed ai sigari, c’era dell’altro. C’era una scena dietro la scena, un secondo piano, dei bicchieri, un tavolo vuoto ed è là che stava passando la vita, quella vera, quella che a voi è sfuggita e che io vorrei raccontarvi.

C’era più vita in quei bicchieri, che nelle vene di tutti quegli uomini con gli occhi strabuzzati. Non erano dei bicchieri normali, erano coppe di champagne e su una di esse c’erano tracce di rossetto ‘rosso passione’. Stavano immobili una di fianco all’altra e si toccavano proprio là dove le labbra avevano lasciato tracce indelebili. Si stavano baciando, un bacio appassionato – caldo come l’atmosfera che li circondava – e lungo, lungo quasi come un bacio infinito. Un involontario tocco del destino che li aveva trasformati, uniti, segnati.

Così ad un certo punto lei aveva parlato e aveva detto – “Andiamo, a casa mia staremo meglio” – e lui l’aveva seguita senza dire una parola. E l’unica cosa che era rimasta era un tavolo attonito, vuoto e delle vettovaglie a raccontarci la loro storia, la storia di due bicchieri, che avevano pensato che fare l’amore fosse la cosa più importante della loro esistenza e che la vita andava vissuta per una volta, in maniera forte, in modo folle. E così, come dentro un film, erano fuggiti via, lontano dal loro solito vivere, portando con sé solo le bollicine dell’ultimo champagne, che non era stato consumato. Nessuno si accorse di nulla, poiché tutti erano distratti dall’esistenza, dalle forme e dalle immagini già pronte. Nessuno capì quanto importante potesse essere quello che avveniva, poiché tutti avevano puntato gli occhi sulla scena principale, lasciandosi sfuggire la vita vera, quella di due bicchieri innamorati.

Goodbye allo scorrere inesorabile di tutti i giorni, goodbye ai motivi, goodbye ai perché, goodbye alla noia, goodbye and bye baby – gli sussurrò lei in un orecchio – proprio come faceva Marilyn, nuda e trasparente. Avevano fatto l’amore per una notte intera, fino alle prime luci dell’alba. Provate ad immaginare due bicchieri che fanno l’amore e che si sfiorano, che ansimano, che tintinnano e che fondono le bollicine ubriache del loro champagne alla follia della loro storia, al loro voler vivere a tutti i costi e alla luce della luna.

Goodbye – dissi a me stesso chiudendo gli occhi – poi mi addormentai. Mentre alla tv un vecchio film in bianco e nero riproponeva se stesso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...