Livia, mia figlia

A(b)Braccio # Angelo Morello
giornalista – Palermo

Roberta, mia moglie, mi vede euforico, in questi giorni. In realtà prendo il cortisone per un riacutizzarsi della mia asma bronchiale cronica e siccome il cortisone spesso provoca un po’ di euforia, può darsi che possa essere anche questo. In realtà sono contento, anzi felice, perché si avvicina una delle cose a cui tengo di più, lo spettacolo per ricordare Livia, nostra figlia che da cinque anni non è più con noi per quella maledetta aortite, ma che continua ad essere ogni giorno presente nella nostra vita.

Livia merita un risarcimento: perché nessuno ha capito quella sua sofferenza silenziosa, perché probabilmente sono stato un padre un po’ distratto (Roberta invece le è stata sempre vicinissima in un gioco di grande complicità tra madre e figlia), perché era una ragazza attenta alle sofferenze psicologiche e fisiche degli altri.

Nel suo grande orgoglio mi riconoscevo, ma questo suo darsi agli altri è stata per me una grande sorpresa, che ovviamente ha appesantito il fardello della sua scomparsa. Come puo’ un padre non sapere della propria figlia vivendo tra le stesse mura ?

Livia stava uscendo dall’età adolescenziale e tutti sappiamo come in questo periodo i ragazzi si isolano, si estraniano, cercano complicità e risposte lontano dalla famiglia. Costruiscono il loro mondo, che quasi sempre è diverso dal nostro. Certo bisogna essere vigili, discretamente vigili, e questo ruolo lo aveva assunto Roberta, che per affinità e logiche facilmente comprensibili, era la più accettata.

Poi la tempesta, l’arrivo a casa di tanta gente che non avevi invitato, le parole di conforto di don Enzo, l’inizio di un cammino di conversione affiancato dalle opere, nel nome di Livia.

Scelta fortemente motivata anche dopo una lettera ricevuta da una signora, Antonietta Pitarresi, che aveva avuto Livia nei suoi uffici per uno stage (Livia era voluta fuggire dal Don Bosco per rifugiarsi al Salvemini, due realtà opposte ma fortemente formative in tutti i sensi).

Una lettera, tra l’altro, stranamente indirizzata solo a me, come se in questa esclusiva ci fosse una forte volontà sovrannaturale, di farmi sapere quello che non ero stato capace di percepire quando Livia era in vita.

”Sento di esprimerle il mio dolore – scrisse – per la perdita della piccola Livia. Ringrazio il cielo perché mi ha dato la possibilità di conoscerla, le ho subito voluto bene, con lei avevo sempre un atteggiamento di riguardo. Non che gli altri ragazzi non lo meritassero, ma lei era qualcosa di speciale. Aveva un qualcosa che ti conquistava il cuore, il mio lo ha preso. La dolcezza del suo sguardo e del suo sorriso erano impagabili. Lei, come hanno scritto i suoi compagni, vivrà per sempre nei nostri cuori.”

La signora, che non conosco, che non ho mai incontrato, che non sono certo neanche che esista, che avrei voluto abbracciare e ringraziare, chiudeva così la sua lettera: “Ci tenevo a dirle che la breve esistenza di Livia ha regalato dei momenti di gioia a tutti coloro che l’hanno conosciuta ed io sono stata tra queste”.

Questa e altre sono testimonianze talmente forti che un padre deve fare qualcosa.

Oggi è il 24° compleanno di Livia, sabato lo festeggiamo. Mi piacerebbe anche quest’anno un Teatro di Verdura pieno, per una serata di condivisione. Le premesse ci sono tutte, con Massimo D‘Anna, il mio “angelo custode” del progetto Livia con Noi, stiamo lavorando freneticamente ai dettagli. Venerdì scorso, con il gruppo di artisti che si esibirà, nel giardino del Circolo del Tennis, la mia seconda casa, abbiamo ricordato l’appuntamento.

La prevendita sta andando bene, chi vorrà venire potrà trovare ancora i biglietti nelle rivendite box office, poi sabato anche al botteghino del teatro.

Livia ci aspetta per questa ennesima condivisione nel suo ricordo.

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