E’ solo un salto

A(b)Braccio # Giovanni Ravesi

Sono solo. C’è spazio, tanta gente intorno. Ma sono solo. Questo è un luogo pieno di sorrisi. C’è sempre qualcuno disposto a sorriderti per contratto: pagato per farlo. E non mi piace, per questo sono solo. Ma non durerà ancora a lungo. Non mi possono tenere ancora qui, non ce la faranno. Come non sono riusciti a trovare un nome per posti come questo, dopo che qualcuno ha deciso di non chiamarli più manicomi.

Devo restare calmo. Se riesco a contenermi per almeno quarantotto ore, forse non mi legheranno alla branda durante la notte. E io devo essere libero. Intanto, niente psicofarmaci. Devo sputare in qualche modo quell’orrendo intruglio che mi sta uccidendo. Devo controllarmi. Al colloquio domattina dovrò apparire sereno, tranquillo. Non come l’ultima volta. Puoi stare tranquillo, professore. Sto per offrire alla tua vanità di luminare un nuovo brillante successo. La tua nuova terapia funziona, mi contiene. Ho fatto il bravo, merito un premio.

Lo spogliatoio al terzo livello, senza barre alle finestre: come raggiungerlo? Antimo, il portantino, potrebbe aiutarmi, ma non è uno stupido: sarei costretto a scoprire le mie carte e confidargli il mio piano. Ma lo conosco appena, potrò fidarmi? O Rachele, l’infermiera ninfomane che, malgrado tutto, ha intuito che sono rimasto un uomo e non mi ha più mollato, costringendomi agli straordinari ad ogni turno.

Magda, sei tornata. Dicevano che eri guarita e invece sei nuovamente in mezzo a questa merda. Mi vedi? Io sono rimasto sempre qua. Dovrai accorgerti prima o poi di me. Riuscirò mai a parlarti? Magari più tardi, in sala proiezioni. O domani, in giardino. Potrei rimandare la fuga, per te. Non vorrei dover tornare indietro anche solo per vederti. Potremmo scappare insieme. Alza lo sguardo, Magda. Sono qui, mi vedi? Che ti hanno fatto? Conosco quell’assenza di luce negli occhi. Conosco quella sensazione di gambe molli e quei segni alle caviglie. Ti hanno “contenuto”, come dicono qui. Un’accozzaglia di pillole e liquidi per provocare uno stato di morte apparente. Bastardi. Quante volte lo hanno fatto con me. Ma io posso aiutarti. Ne sono uscito, Magda. Ce l’ho fatta. Sto bene, fra un po’ lascerò questo schifo. Puoi venire con me.

Domani notte, è deciso. Rachele è di turno e le ho chiesto di poter rimanere da solo con lei. Non sospetta nulla, è naturale. Starà pensando a chissà quali capriole. Si tratta solo di invitarla a salire al terzo piano per stare un po’ più tranquilli, penso di poterla convincere. Non vedo l’ora di respirare aria vera all’esterno. Di correre e urlare al vento la gioia per la libertà riconquistata. E’ solo un salto. E’ solo un salto. Verso la vita, quella vera. La fine di tutto. Niente più crisi violente, aggressioni, visite specialistiche, corse in ambulanza, prediche di preti annoiati, ipocrisie familiari. Basta. Guardo dietro: nessun rimpianto. Forse Antimo e quella sua disorganizzata voglia di aiutarmi o Magda di cui non conosco neanche il suono della voce. Una nuova esistenza, finalmente libera. Coraggio: è solo un salto.

Ti chiedo perdono Rachele, se ho dovuto colpirti. Ma non volevo che incolpassero te della mia fuga. Adesso te ne stai qui, stordita e mezza nuda. Si, arriveranno a sostenere che ti ho pure violentato. E invece no, vero piccola? Ci siamo divertiti, stasera. Di ciò che diranno, mi importa poco. Dopo, non mi importerà più di nulla. E’ ora. Meglio sbrigarsi; adesso dormono tutti, ma non si sa mai. Certo, da qui il terreno sembra lontano. Tre piani.

Coraggio, è solo un salto. Vediamo se hai le palle, povero pazzo. Ho letto che in momenti come questo si rivede in una frazione di secondo il film della propria vita. Speriamo di no. Questo vorrei davvero evitarlo. Non ho proprio voglia di rivedere nulla, sarebbe un ulteriore supplizio. Devo chiudere gli occhi, ora. Ho paura, ma devo andare. Forza: è solo un salto. Come volare. E’ strano, non tremo più. Forse non mi sono mai sentito così bene. Una sensazione che non provo da tanto, ormai. Lo specchio di fronte a me riflette un uomo in piedi sul bordo di una finestra. Sembra più vecchio, più solo, più stanco dei suoi trentacinque anni. Ma con un sorriso che stento a riconoscere. Persino i muscoli del viso non sono più abituati a sorridere. Beh, adesso si. Adesso posso proprio volare. Via.

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