A vederle così

A(b)Braccio # Maria Lombardo
giornalista – Catania

A vederle così, l’una a fianco dell’altra, all’ombra di un nodoso enorme albero di ficus, sotto gli ultimi raggi del giorno, Agnese Moro e Adriana Faranda non sembrano due nemiche. Si guardano e si sfiorano, colpite l’una dalle parole dell’altra. Sono state distanti e ora non lo sono più.

Lo sono state perché la storia le ha messe l’una contro l’altra: vittima, l’una; l’altra, carnefice. La prima, figlia del presidente della Dc, Aldo Moro, assassinato dalle Br il 16 marzo 1978; l’altra, l’ex brigatista (postina delle Br), arrestata nel 1979 e uscita dal carcere per riduzione di pena nel ‘94.

Da un anno Agnese e Adriana vanno in giro assieme per testimoniare il significato del loro incontro, promosso da padre Guido Bertagna, gesuita che ha fatto incontrare vittime e responsabili dei fatti di sangue relativi alla lotta armata: percorsi di giustizia riparativa, confluiti nel “Libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto” (Il Saggiatore), scritto assieme al criminologo Adolfo Ceretti e alla giurista Claudia Mazzucato.

A Catania, Villa San Saverio, nell’ambito delle iniziative della Scuola superiore dell’Università etnea, una folla ha ascoltato in religioso silenzio le confessioni delle due donne. Un percorso “sofferto ma ricchissimo di umanità, molto trasformativo” – dice l’ex brigatista – per arrivare “non a una memoria condivisa, ma a una condivisione di memorie”.

Nelle parole di Adriana, che oggi ha 65 anni (63 ne ha la Moro), la consapevolezza di “scelte personali sbagliate e irrimediabili”, non risolte attraverso il debito pagato con la giustizia, i cui esiti non hanno dato la pace nemmeno alla Moro: “Le tue ferite non le tocca minimamente”. Perciò Agnese si è ritrovata con i cocci della propria vita, “prigioniera di quei giorni”. Da qui il bisogno di ricostruirla, liberandosi dei mostri del passato. “Per me erano tutti dei mostri e invece ho cominciato a capire che il mondo che avevo dentro forse era vero 30 anni prima e che le persone non erano più le stesse”.

Agnese e Adriana si girano l’una verso l’altra e si guardano negli occhi, l’uditorio è toccato dalla forza delle parole. “Oggi riesco a pensare a mio padre con dolcezza” – dice la Moro. E’ storia anche questa, anche se non andrà nei libri si storia.

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