Separati

A(b)braccio # Rosalia D’Angelo

Il rumore fragoroso del mare e i fischi del vento si fondevano in una consonanza di accordi piacevoli all’orecchio e all’anima. Soltanto una donna riusciva a sentirli e nessuno notava la sua presenza mentre lei osservava l’orizzonte per capire dove nasce il vento. Voleva dare una risposta ai suoi perché per trovare una soluzione alla sua disperazione.

Fa freddo a Mondello. Una cascata di grandine gelida si abbatte contro i tetti colorati delle case che sembrano un dipinto. La donna sembra preoccupata, ma non per le gocce d’acqua salata che le segnano il viso, piuttosto è come se il peso delle sue sofferenze gravasse così tanto da non permetterle di muoversi dallo scoglio su cui è seduta. Il vento la sferza come pugnali e, pallida, si tiene il cappellino di maglia colore lilla fatto con le sue piccole e sottili mani.

Avverte un dolore allo stomaco come una morsa di fame, pensa che ormai non lo vedrà più, che il suo sogno è svanito e i suoi desideri sono rimasti insoddisfatti. Era giusto così, rompere il matrimonio era l’unica cosa sensata che aveva deciso, anche se era stata l’unica cosa in cui aveva creduto. Era stato l’unico uomo della sua vita, l’unico fino a quel momento, l’unico che aveva amato fino allo stremo delle sue forze e si era illusa che l’avrebbe resa felice. Adesso deve trovare il coraggio e la determinazione per andare avanti, quel matrimonio malato l’aveva resa soltanto triste e tormentata.

Nata terza di quattro figli, si era sempre sentita non adatta, non amata, e nei momenti di disperazione aveva cercato consolazione in quel Dio nel quale credeva. Ma quanta delusione. Proprio da Lui si era sentita tradita e maledetta e per lo stesso motivo i suoi figli non erano nati. I ricordi si accalcano nella sua mente, ripensa alla sua fanciullezza, alla gioia di vivere, al tempo in cui prendeva tutto con allegria e non ricorda quando ha smesso di ridere. Come in una moviola rivede tutti i suoi sorrisi, le sue speranze. E adesso?

Soltanto paura per il futuro. Vorrebbe essere amata all’infinito, ma l’infinito non appartiene alle creature, perché l’eternità è solo di Dio. Si domanda: “Come si può essere cristiani se la vita stessa è assurda”? Avrebbe voluto gridare il suo fallimento e non la consola il pensiero che, comunque, ogni scelta implica rinunce e delusioni, ma poi si ricorda del suo Dio e della sua maledizione.

Piove, adesso. E i sibili del vento sembrano dolci note, il viso bagnato di acqua e sale la rendono più serena, anche la sua anima in questo momento è più silenziosa, un lieve sorriso le illumina lo sguardo. Anche il sole intimorito dal suo stato prende forza per farsi vedere. Si alza, si sente leggera. La vicinanza del suo mare l’ha resa più sicura, riprende il suo cammino e, come spesso le viene in mente, dice a se stessa “domani è un altro giorno”.

Trascorrono gli anni tra lavoro, studio teologico, Gestalt, e poi arriva il giorno del divorzio. Qualcuno disse: “E’ il giorno della liberazione, un giorno da festeggiare”. Lei rispose, determinata: “Non posso festeggiare una sconfitta che segna l’anima. L’ho amato, gli ho sempre detto la verità. Oggi è arrivata la fine che cambierà la sua esistenza, il giorno che apre la porta forse ad un’altra realtà”.

Quando si incontrano al tribunale i sentimenti di rabbia sono cambiati, parlano, non si lanciano accuse. Adesso è tutto chiaro e sincero: rimane nei loro cuori poco affetto e tanta comprensione. Un caffè al bar, lei lo saluta con un debole bacio sulla guancia e poi lui la vede scomparire nel suo passo leggero .

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