Il paese che non c’è più

A(b)Braccio # Fabio Sanfilippo
(Rai Radio Uno)

E’ ormai sera e fa fresco a Pescara del Tronto che non esiste. Perché Pescara del Tronto è stata spazzata via dal terremoto alle 3.36 nella notte tra il 23 e il 24 agosto.

Silvano ha i baffi bianchi e mi dice che di terremoti nella sua vita ne ha visti tanti ma mai come questo, che è stato forte e soprattutto lungo. Lui di morti non ne ha avuti, ha perso la casa ma quella – forse – si ricostruisce. Ma non ci crede tanto. Lo incontro nella tendopoli a valle del paese-che-non-c’è-più alla vigilia della prima sera che trascorrerà dentro la tenda blu della protezione civile.

“Starò qui – mi dice – poi si vedrà. Non penso che il paese verrà ricostruito”. Mentre parliamo arriva un’altra botta, trema tutto come dentro a una giostra. Ma non è un gioco perché si muore. Eppure si piange poco anche se i volti sono addolorati e allora ti viene da pensare che di fronte all’impeto della natura ti arrendi.

Pescara del Tronto come Onna all’Aquila sette anni fa. Morte e macerie. Colonne di mezzi dei vigili del fuoco, uomini e donne della protezione civile, della croce rossa, speleologi. Sembrano formichine a guardarli dall’alto in fila a scavare tra le macerie alla ricerca della vita sotto i calcinacci. Poi talvolta la vita esce da quelle macerie. Ed è un abbracciarsi infinito tra le lacrime, il sudore e la polvere che diventa fango nei volti di chi ha scavato e di chi ha aspettato.

Pescara del Tronto, Amatrice, Arquata, Accumoli. Geografia del dolore e del coraggio, di un’Italia pronta a dare una mano quando serve e che non si tira indietro.

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