Ti leggerò Elena Ferrante

A(b)Braccio # Anna Di Maio

“Ti leggerò Elena Ferrante quando vorrai”. “Ah, se la leggi tu va bene, lo sai che mi secca leggere, ma in quale giornale scrive? O scrive su un blog?”.

La conversazione e’ già partita, impossibile fermarsi e spiegare tutto per bene, perché quando parli sei come una girandola colorata esposta al vento, su un balcone. La guardo, ti guardo, e mi piace giocarci con gli occhi. E’ luminescente, sei luminescente. Potrebbe prendere il volo da un momento all’altro. Come un panno steso. Come te.

“Ti leggo l’incipit”. “Ah, non e’ giornalista allora”. “No, mi ascolti? Scrive: “Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più”.

Cinque anni dopo, il cielo sopra di noi è sempre lo stesso. Le nuvole sono basse e non sta per arrivare un temporale, come invece aveva previsto il meteo. Ti ho letto la quadrilogia di Elena Ferrante, pagina dopo pagina, stagione dopo stagione. Il nostro tempo condiviso. A Napoli non siamo mai andati insieme, ci eravamo ripromessi di farlo, di ridisegnare le strade delle famiglie Cerullo, Greco, Sarratore, Solara, di catturare la luce “vetrosa” di Napoli, la città della nostra scrittrice preferita, quella che non hai mai letto perché ti secca leggere, l’hai ascoltata perché piaceva a me, e poi l’hai amata pure tu. Non ricordiamo i titoli dei romanzi di Lenu’ e Lila, per noi sono i libri di Lenu’ e Lila. Ti ho sempre detto che la madre di Elena ricorda mia madre, e mi fa paura per quanto la ricordi, la puzza acquattata del fallimento e della rinuncia come un tarlo dalla nascita, quell’incedere zoppicante che segna tutti e quattro i romanzi e’ peggio di un ronzio costante in un orecchio attento. Tu ridi perché secondo te sua madre non assomiglia proprio a mia madre. “Non c’entra niente” – dici – e mi abbracci.

Elena Ferrante e’ Anita Raja, lo ha rivelato un’inchiesta. E’ la moglie di Domenico Starnone. Te lo grido mentre ci stiamo preparando per andare al mare. “Ah, si? – rispondi – La moglie di quello che mi hai letto quest’estate, quello bravo che tu sostenevi potesse essere Elena Ferrante però non ne eri convinta fino in fondo perché quei libri sono scritti da una donna?”. “Sì, sì, sono loro”. “A me Elena e Domenico piacciono, anzi Anita e Domenico, li inviterei a cena e li farei cucinare, perché sapranno cucinare piatti napoletani buonissimi. Ti ricordi quella cena in un ristorante napoletano a Roma nel romanzo Spavento di Domenico? Dai, la rileggi per me?”.

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