Giustizia non è fatta

A(b)Braccio # Ennio Tinaglia/

Dite la verità, qual è stato il primo pensiero che avete fatto dopo aver letto la notizia di quell’uomo che a Vasto, ieri, ha sparato a quel giovane di 21 anni? Lo scorso mese di Luglio, quel giovane, gli aveva ucciso la giovane moglie, una donna di 34 anni, in un fottuto incidente stradale.

“Fici buono” (ha fatto bene, per chi non è delle nostre latitudini). Ho indovinato, vero? E se non ho indovinato, ci sono andato molto vicino. Questo non è un omicidio che scuote le nostre coscienze, non provoca sussulti di indignazione. Solo ‘umana comprensione’. Affettuosa ed umana comprensione. Pietà.

E’ curioso, ma questa notizia si sovrappone a quella della strage di Viareggio. Ho letto che i familiari hanno considerato la condanna a 7 anni di reclusione, una vera e propria sconfitta. Il Procuratore della Repubblica aveva chiesto la condanna a 16 anni. A loro, ai familiari, non sarebbe bastata neppure quella.

La verità è che coloro che perdono gli affetti più cari in occasioni di tragici eventi, non vogliono affatto “giustizia”. Vogliono vendetta, vogliono vedere morire coloro che hanno cagionato la morte del figlio, del padre, del marito. Vorrebbero poterli ammazzare con le proprie mani. Forse lo vorrei anch’io se dovessi trovarmi in certe situazioni. E’ una cosa terribilmente umana volerlo, o anche sentire di volerlo.

Una volta ho letto che non bisogna avere paura di confrontarsi con i pensieri più turpi che di tanto in tanto affiorano dai bassifondi del nostro animo. Bisogna guardarli in faccia, per razionalizzarli e governarli. Questo disgraziato non c’è riuscito. Il dolore lo ha destrutturato. Di più, lo ha lacerato.

Io non so se riuscirà, ora, a trovare pace. Una sola cosa so. Questo “fici buono” teniamocelo per noi, non facciamoglielo sentire. C’è il rischio che il farsi giustizia da soli, piuttosto che restare nascosto negli angoli più bui del nostro animo, venga slatentizzato, sdoganato. Una sorta di liberi tutti. Sarebbe davvero la fine.

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