Io, ex marito, vi dico che…

di Ettore Zanca /

Con la recente sentenza sull’assegno di mantenimento, la Cassazione ha nuovamente riportato in auge i discorsi sul rapporto tra ex coniugi. La suprema corte ha stabilito che non conta più il tenore di vita, bensì l’autonomia dell’altro per commisurare l’assegno. Alla base di tutti i dibattiti, c’è proprio l’annosa questione della quantificazione economica della fine di una storia.

Tutto questo sarebbe facile e doloroso solo a livello personale, se non comprendesse spesso anche i figli. Palline da flipper innocenti, scagliate nel rimpallo emotivo dei genitori. Oltre ai casi di cronaca, il quotidiano è costellato di padri e madri che hanno una controparte non sempre collaborativa, dalla latitanza emotiva ed economica di alcuni padri, fino alla scarsa comprensione di alcune madri che utilizzano i figli come arma di ricatto. Il campionario delle ex famiglie che non si accorgono di danneggiare i figli con erosione graduale è sempre più ricco. Non ho elementi in più per suggerire come possano cambiare le cose, se non uno. L’equivalente di quella che nella diplomazia dei paesi si chiama ragion di stato. Ovvero cercare di fare anche cose irrituali pur di raggiungere l’obiettivo di far prevalere l’elemento più importante nello sfaldamento del gruppo familiare: la serenità filiale.

A parole siamo tutti bravi, sicuramente. Quando parliamo con gli amici, saremo sempre la parte che subisce le vessazioni dell’altro ex coniuge, raccontiamo atti di dittatura e violenza morale, utilizziamo termini poco edificanti. Risiede nell’anima umana, specie all’inizio, questo livore che esplode. Ma col tempo dovremmo capire che tutto quello che diciamo o facciamo, farà parte dell’edificio emotivo di chi amiamo. Se a casa chiamiamo con termini poco gentili la madre di nostro figlio, non gli stiamo facendo un favore, gli stiamo dicendo che dopo l’amore c’è solo rabbia e frustrazione.

Sono passato anche io dal vortice di una separazione, per diversità varie di vita e di scelte. Alla luce di una mia “ragion di stato”, fuori dal matrimonio sto provando a fare una vita con cose che forse non avrei fatto all’interno del nucleo familiare. Se ci siamo impoveriti come famiglia, voglio almeno provare ad arricchire il rapporto padre-figlio. Ma quello che mi ha sorpreso è stato vedere che in molte famiglie separarsi è diventato un modo di mettere in cantiere nuove opportunità di rapporto e dialogo. Se non altro è passato un messaggio, meglio felici da separati che infelici per convenzione e opinione pubblica, ma senza amore. Madri che non speculano sull’orario di riconsegna dei figli, che vengono incontro al padre che ha difficoltà economiche abbuonando alcune mensilità, padri che sono molto presenti e lottano per passare tempo di qualità vera con i figli e assicurare presenza. Senza protezione asfissiante, ma con una cura particolare da non trascurare.

Tempo fa parlavo con Anna Messina, una mia amica bravissima nel suo mestiere di avvocato. Anna è una di quelle persone che hanno fatto delle difficoltà che comporta un divorzio, un percorso in cui non si fa la guerra ma si costruisce un ponte, molti clienti la ringraziano alla fine per la saggezza con cui li ha guidati. In un momento delicato del mio percorso di padre separato ha guidato anche me. Mi ha fatto capire che di tanti comportamenti della madre di mio figlio, non dovevo dare un giudizio severo. Mi ha fatto capire il punto di vista di una donna che si separa, per vita, scelte e opportunità che vanno via. Mi ha aperto una finestra con un panorama nuovo, quella della gestione del disaccordo come una crescita e non come uno stop pieno di pregiudizi.

Io non so a cosa porterà la recente sentenza di Cassazione, ma posso affermare che ho capito due cose: una è che se si dice di amare davvero i propri figli, bisogna imparare a non odiare colui o colei che nostro figlio ama, l’altro coniuge. Sembra un gioco di parole, ma è tutto fondato su quello, accogliere quello che per lui è importante. L’altra cosa che ho capito è che chi supera indenne una separazione e costruisce un equilibrio per i propri figli, in cui si morde la lingua piuttosto che andare alla pugna, potrebbe tranquillamente fare la carriera diplomatica. Cosa vuoi che siano Trump e Kim di fronte alle recriminazioni e alle accuse che minano gran parte delle sentenze di divorzio?

2 pensieri riguardo “Io, ex marito, vi dico che…

  1. Condivido pienamente, l’attenzione e l’amore ai propri figli deve passare dal rispetto della madre o padre… la separazione che potrebbe essere anche un percorso di riscoperta, dopo quel primo momento di astio (che in alcuni casi dura moltissimo) deve divenire dialogo perché alla fine si puo smettere di essere moglie e marito… ma mai di essere genitori… e lo si deve essere in due …. dialogando ed essendo capaci di post-porre il proprio io per il bene (reale) dei figli!

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