Camilla e gli angeli

di Ennio Tinaglia /

Dire che quel giorno era uscita per andare a donare il suo sangue, significherebbe non raccontarla giusta. Lei, Camilla, non lo sapeva. Quando i suoi padroni le avevano messo il collare e fatto balenare il guinzaglio, aveva cominciato a dimenarsi per la felicità. “Mi stanno portando alla villa, anzi no, forse al mare, come avviene spesso in questi giorni” – questo si sarà detto.

Non poteva sapere che i suoi padroni non ci avevano pensato un attimo quando li aveva chiamati un loro amico. Aveva trovato per strada un povero cane abbandonato e quasi in fin di vita. “Serve una trasfusione. Urgente”. Così gli avevano detto in quella clinica veterinaria. Ma qualcosa deve essere andato storto, in quella maledetta clinica. Camilla aveva dato il suo sangue, ma al risveglio dalla sedazione che le avevano somministrato non era più la stessa. Si muoveva a malapena, non mangiava, non beveva, sembrava assente, faticava a stare in piedi. “Aspettiamo ancora. Forse fra un po’ si riprende”.

Invece no. Camilla stava sempre peggio. Qualcuno la mette in braccio, una corsa alla clinica. “Che avete fatto al mio cane”? Sguardi bassi. Sguardi imbarazzati. “Non è nulla di grave, sarà l’effetto della sedazione. State tranquilli, si riprenderà presto”. Non è così. Dopo, solo dopo si saprà che Camilla aveva le piastrine troppo basse e che lei il suo sangue non poteva darlo. I giorni passavano e Camilla peggiorava. Del tutto assente. Gli occhi gelatinosi, quasi inespressivi. Anzi no. Una residua capacità espressiva degli occhi Camilla la manteneva. Le serviva a tranquillizzare i suoi padroni. “Lo so che non siamo andati al parco quel giorno e neppure al mare. Ma in un altro posto. Fa niente, se andava bene per voi, andava bene anche per me. E’ che proprio non riesco a muovermi, non so cosa mi sia successo. Ma vi voglio bene. Ma non riesco a darvi neppure una leccatina. Ma voi, perché continuate ad accarezzarmi e a dirmi “Camilla, perdonaci, noi non volevamo questo. Perché? Perché piangete?”.

Camilla se ne sta andando. Cane eroe, cane generoso. Ma a sua insaputa. E’ cosi che funziona per i cani, siamo noi a decidere per loro. Si fidano ciecamente. Ci seguono. Anche quando facciamo i maledetti bastardi e li leghiamo al guardrail di un’autostrada. Alcune febbrili telefonate a vari veterinari. Nulla, i telefoni staccati. Tutti in vacanza. E’ agosto inoltrato. E loro non vogliono riportarla in quella clinica e in nessun’altra clinica. Vogliono un veterinario amico al quale affidare ogni residua speranza.

Mi arriva una telefonata. Sono le 22. Vengo messo al corrente della situazione, “Ennio, sai se il tuo veterinario è a Palermo?”, “Cazzo, no, è partito, è partito l’altro ieri. Tornerà a fine mese. Ma non importa. Lo chiamo lo stesso. Ti faccio sapere”. Compongo il numero. Ci metto un attimo. E’ tra i preferiti. Il telefono è staccato. “Sta tranquillo, mi dico. Vedrà la chiamata e ti contatterà. Lui ama i cani, lui li cura. Lui ama le persone. Lui lo sa che i cani non si ammalano solo nelle ore di ufficio. Ti chiamerà. Ha fatto sempre così. Dio, fa che sia così ancora”.

Mi squilla il telefono. Sono quasi le 23. Gli espongo la situazione. “I miei amici sono disperati” – gli dico. “Dai il mio numero e fammi chiamare”. Si sentono. Due, tre farmaci da somministrare, ma subito. “Mi chiami fra qualche ora e mi tenga informato”. Il farmaco ha un effetto celere. “Dottore, Camilla sembra stare meglio. No, non bene. Ma meglio. Scodinzola, ha lo sguardo più vigile”. “Ottimo. Allora dia questa pillola ogni tre ore e mi tenga informato, costantemente. Al mio rientro, fra qualche giorno, ci vediamo”. Continuano a sentirsi o a mandarsi whatsapp. Ogni giorno, più volte al giorno, mentre lui è in vacanza.

Fine della storia. Camilla ora sta bene. E’ ritornata con noi. Qualche ora di ritardo, solo qualche ora, e non ci sarebbe stata più. Forse lei non lo saprà mai. Ma gli angeli ci sono. Loro non vanno mai in vacanza. Neppure ad agosto.

2 pensieri riguardo “Camilla e gli angeli

  1. Grazie a Dio, veterinari per amore ce ne sono. Ma bisogna scovarli, ascoltarli, sentire il loro cuore e sperare di incontrarli al momento giusto, per salvare una vita. Quella del tuo cane che è anche la tua. Buona vita a Camilla e al suo veterinario!

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