Buon compleanno, Scirea

di Franco Cascio /

Uno come lui nasce una sola volta. La sua carriera, così come la sua vita, dovrebbe essere presa ad esempio nelle scuole calcio per educare i calciatori di domani. Quanto ci manca Gaetano Scirea, quanto manca al calcio di oggi fatto di ragazzotti sopravvalutati, viziati e tatuati, di ricchi imprenditori giunti dall’altra parte del mondo pronti a far man bassa delle nostre squadre, senza sapere nemmeno come è fatto un pallone, di mercenari e di società spregiudicate che si intestano titoli che in realtà sul campo non hanno mai vinto.

Scirea ha fatto parte di un calcio che non c’è più, quel calcio dove prima di ogni cosa vigeva la regola del rispetto dell’avversario. Un Mourinho, per dire, con il suo “zero tituli” – beffa per i rivali sconfitti – non avrebbe mai potuto allenare Scirea. Anzi, Scirea non si sarebbe mai fatto allenare da uno come lui.

“A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei mi vedessero come io vedevo lui”. A parlare è Alessandro del Piero, un altro mito del calcio, un altro mito della squadra più gloriosa del calcio italiano, checché ne dicano rivali e detrattori. Genitori di origini siciliane, una carriera quasi tutta in bianconero che gli farà alzare al cielo 14 trofei. E poi il mondiale, quello più bello, quello di Spagna 1982.

Signore in campo e fuori, calciatore elegante e moderno, Scirea era un giocatore corretto. Mai un cartellino rosso in tutta la sua carriera, un primato singolare per uno che in campo era chiamato a difendere la propria squadra dagli attacchi degli avversari. Appese le scarpe al chiodo, Scirea sarà chiamato a fare parte della dirigenza juventina con il compito di osservatore delle squadre avversarie. Proprio un suo viaggio in Polonia, in prossimità di una gara della Juve contro una formazione polacca in coppa Uefa, gli sarà fatale. Morirà carbonizzato in un incidente stradale la domenica del 3 settembre 1989, mentre in Italia andava in onda la Domenica Sportiva.

E infine la notte dell’Heysel. La pagina più brutta della storia del calcio racchiude però un’immagine emozionante che in pochi dimenticheranno. In uno stadio in preda alla follia collettiva, Gaetano Scirea prende in mano il microfono e dice: “State calmi, non accettate provocazioni. Giocheremo per voi”. “Giocheremo per voi”. Non avrebbe potuto utilizzare parole migliori per consegnare alla storia la spiegazione per cui le squadre decisero di scendere in campo. Anche se molti, a distanza di anni, forse perché in mala fede, quelle parole stentano ancora a comprenderle.

Oggi Gaetano Scirea avrebbe compiuto 64 anni. E avrebbe festeggiato i sei scudetti consecutivi vinti dalla sua Juve. Sei, come il numero di maglia che indossava. Buon compleanno, mitico Gay.

E devo ricordarmi di comprare anche dei fiori…

A(b)Braccio # Franco Cascio

Oggi è il compleanno di Daniela. E voglio regalarle una di quelle storie che a lei piacciono tanto. Però la storia riguarda un mio di compleanno, di un bel po’ di anni fa.

Quella mattina avevo un appuntamento importante. Da lì a poco ci sarebbero state le elezioni comunali e io ero tra i candidati. Gli ultimi scampoli di campagna elettorale, gli ultimi giorni alla ricerca di voti. Avrei dovuto incontrare dei potenziali elettori. Avrei. Perché quella mattina andò diversamente.

Alle 8.30 circa, lavato e stirato, giacca e cravatta, esco frettolosamente di casa. Un saluto veloce a Teo, il mio pastore tedesco. Ma mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va. Teo non mi viene incontro, rimane fermo ad osservarmi con lo sguardo sofferente. Non so come abbia fatto, non so cosa sia successo, ma la zampa posteriore destra è completamente a pezzi. Lo prendo di peso, lo carico in auto, corro dal veterinario. La camicia già non è più stirata, la giacca piena del suo pelo. La radiografia non promette niente di buono. La zampa è ridotta davvero male, divisa in tanti pezzettini, sembra un puzzle. Chiedo al veterinario se potrà ancora, non dico correre, ma almeno camminare. C’è solo una possibilità, mi dice. Un intervento di ricostruzione, ma non è detto che riesca. Un intervento di ricostruzione lunghissimo e costosissimo e dall’esito comunque incerto. Dico ok.

L’intervento finisce nel pomeriggio. Titanio o chissà quale altro materiale per ricostruirgli tutto ciò che era andato in frantumi. Non mi stacco un attimo da Teo, fino al suo risveglio. Teo poi non solo ritornerà a camminare, ma anche a correre fino all’ultimo dei suoi giorni. Il veterinario è un bravo chirurgo. Si è fatto pagare una cifra – mannaggia a lui – ma è bravo.

A sera, l’assistente del veterinario – che mi conosceva e che sapeva della mia candidatura alle elezioni – si dice stupita del fatto che ho preferito perdere un’intera giornata per stare accanto al cane anziché starmene in giro a cercare voti, proprio nelle battute finali della campagna elettorale. “E oggi è pure il mio compleanno”, le dico. “Davvero? Una persona che anziché stare in giro a cercare voti negli ultimi giorni di campagna elettorale – mi dice l’assistente – preferisce stare accanto al suo cane, tra l’altro nel giorno del suo compleanno, merita la mia fiducia. Oggi almeno un voto lo hai trovato, il mio”.

E questo è il mio regalo di compleanno per Daniela. Una di quelle storie che a lei piacciono tanto. E, se ce la faccio, devo ricordarmi di comprare anche dei fiori, perché oggi è il compleanno di Daniela. Tanti auguri.

Vorrei festeggiarti così

I sessant’anni di Tornatore, praticamente un evento. E giù con le rassegne, le celebrazioni, gli omaggi. I palinsesti televisivi lo annunciano da settimane, le redazioni dei giornali lo hanno messo in agenda da tempo, a ricordare che bisogna farci un pezzo. Giusto, giustissimo. Sessant’anni sono un traguardo importante e tu sei un grande regista italiano, è bello che ti festeggino. C’è solo un piccolo problema: non è vero niente.

Cioè, non è vero che compi sessant’anni. Ci sono cascati tutti, è questa la verità. Loro non sanno che tu in realtà di anni ne compi soltanto trenta, esattamente la metà. E a quest’età non ci sono ancora grossi bilanci da fare, la vita ce l’hai tutta davanti. Oggi è solo il tuo compleanno, suvvia. Un compleanno come un altro.

Piuttosto, sbrigati ad arrivare stasera. Mamma ha già apparecchiato la tavola delle grandi occasioni – e sono solo le 11 del mattino – dice che si porta avanti con il lavoro. Poi starà tutto il giorno a cucinare, lo sai com’è: lei prepara un menu per te e uno per gli altri. A proposito, ci saremo tutti. Pure i nonni. Però non porteranno la torta, così abbiamo deciso. Tu detesti spegnere le candeline – se è per questo detesti anche festeggiare i tuoi compleanni – quindi al suo posto ci sarà una montagna di gelato. A te piace di più e a noi, in fondo, pure. Sì, lo so a cosa stai pensando. Stai tranquillo, a tavola saremo più di tredici. Promesso.

Papà non vede l’ora, vuole sapere tutto del tuo nuovo progetto, di com’è andata quella riunione importante e se quel film si farà oppure no. Neanche dovessi vincere il premio Oscar. Per cui, conoscendovi, se riesci ad arrivare un po’ prima, sarebbe meglio.

Ti abbiamo fatto un regalo, ti piacerà. Poi brinderemo, a te e alla nostra salute, guardandoci bene negli occhi. Solo così – dicono – funziona davvero. Faremo un bel gioco, tutti insieme. Che quella è la vera festa, essere tutti insieme. Non capita più tanto facilmente. E lasceremo che mamma ci racconti, per l’ennesima volta, com’è stato quel giorno che sei nato. Di quanto caldo sentiva, in preda alle doglie, dentro a quel cappotto di fine maggio. Cercando complicità nello sguardo di papà. E lui non la deluderà. Fantasticheremo sul nostro futuro, su quel che sarà, su dove arriverai e dove arriveremo. Chissà.

Ci diranno che il meglio deve ancora venire. E il meglio verrà. E sarai ancora giovane e io più di te. Ma adesso è ancora presto, ne riparliamo quando avrai sessant’anni.

Tu sbrigati ad arrivare, stasera. Ti stiamo aspettando. Buon compleanno, maestro. Buon compleanno, amore.

Daniela Tornatore