Ciao, Palermo. Io vado via.

di Daniela Tornatore

Non ci dobbiamo amare a tutti i costi. E non siamo costretti a restare insieme per sempre.
A tua discolpa, puoi dire che il mio amore non era del tutto sincero. Perché l’amore c’è o non c’è. E se più volte mi sono posta il problema di dover provare ad amarti o di dovermi far piacere i tuoi difetti, evidentemente c’era qualcosa di sbagliato a monte in questa storia.
A mia discolpa, posso dire che, nonostante i miei tentativi, tu non hai fatto davvero nulla per farti amare. Anzi, troppo spesso mi hai dato solo il peggio di te: la tua boria, la tua indifferenza, la tua cattiveria.
Non posso amarti sempre attraverso gli occhi degli altri, cara Palermo. Adesso è davvero finita.

Strabuzzo gli occhi mentre leggo questo post sul profilo Facebook della mia amica Roberta. Ci ero quasi cascata. Ma è evidente che non c’è un uomo sotto. C’è sotto qualcosa di più serio. Le invio subito un messaggio: è vero il post che hai scritto? Che significa?

Significa che mi sono trasferita a Palermo vent’anni fa per studiare, per cercare lavoro, per inseguire un sogno che mi portasse un po’ più lontano. E perché per me Palermo rappresentava la possibilità di avere accesso alla cultura, all’arte e a tante altre cose. Ma ho preso tante di quelle mazzate in questi anni, che sono davvero stanca. Ho rinunciato a lavori all’estero per tornare qua, ma evidentemente non è servito a nulla.

E quindi? Vai via?

A questo punto comincerò a guardarmi attorno. E se mi capiterà un’occasione fuori, questa volta non la rifiuterò più come ho fatto finora. Ho tagliato questo cordone ombelicale che mi faceva sentire in colpa al solo pensiero di spostarmi. Sai, questa idea tutta siciliana che non si deve abbandonare la propria terra per portare il proprio cervello al servizio di altri paesi. Finora ci avevo creduto sul serio, ma tanto non ripaga. Io comunque sono di Messina, pur sempre una siciliana. E tu scusami per lo sfogo.

La scelta giusta

A(b)Braccio # L.G.

Trent’anni sono veramente tanti, difficile mantenere così a lungo un legame. Eppure è successo ed è ancora come il primo giorno, come quel caldo giorno di luglio di 30 anni fa, quando all’ombra dei Quattro Canti, circondata dagli affetti più preziosi, ho discusso la mia tesi di laurea, dopo una notte insonne, piena di mille emozioni, timori e aspettative per quel momento che mi avrebbe permesso di abbracciare quella professione.

Non sapevo ancora se sarei stata in grado, ma sapevo che era l’unica che volevo fare, ad ogni costo. Dopo 30 anni, sotto un altro cielo, la stessa passione, lo stesso entusiasmo. Anzi no, è diverso: il tempo ha reso tutto più maturo, più consapevole, più reale.

Ma ora come allora, rimane la voglia di continuare su questa strada unita alla soddisfatta constatazione che, in fondo, non era solo un sogno. Era una scelta giusta, era la scelta giusta per me, un cammino difficile, faticoso, tante volte ostacolato, ma niente ha potuto mai intaccare quel legame tra me e la mia professione.

Iniziato 30 anni fa, in una calda giornata di luglio, all’ombra dei Quattro Canti, e ancora oggi coltivato con passione, all’ombra delle Due Torri. Auguri a me!”.

Appeso a un filo

E’ un caldissimo pomeriggio di metà giugno. Anche se l’estate non è ancora ufficialmente arrivata, il sole picchia sull’asfalto rendendolo quasi di gomma. Lei è una giovane donna, bella, chiunque si fermerebbe a guardarla. Lui, invece, è un uomo apparentemente più grande, distinto. Sembra quasi un personaggio uscito da un romanzo di Kafka.

Non si conoscono, semplicemente si incrociano sullo stesso marciapiedi. Due cose saltano subito agli occhi: lui non si è quasi accorto di lei ed è molto strano. Lei, al contrario, rimane colpita da un particolare inusuale: quell’uomo se ne va in giro con tante mollette per il bucato attaccate alla maglietta che indossa. Ne ha viste tante, lei. Ma questa proprio no. E non è come gli altri passanti che, distratti dalla pausa pranzo o storditi dal caldo, lo ignorano o, peggio, lo deridono. No, lei assiste per qualche attimo alla scena. Poi, fa un respiro profondo e lo avvicina. Continua a leggere “Appeso a un filo”