Allegria!

A(b)Braccio # Totò Rizzo

A un certo punto, come un intermezzo che smorzava la tensione della gara, a “Rischiatutto” c’era un breve giochino con il pubblico in studio. Una sera venne scelta un’anziana signora, distinta, minuta, stretta in uno di quei tailleurini squadrati che certe signore d’età portano ancora. Unica tinta, ma non pervenuta ché c’era ancora la tv in bianco e nero.

“Da dove arriva?”- le chiese Mike quando le orecchie gli si drizzarono per la cadenza non proprio meneghina. “Da un paesino della Sicilia” – rispose lei timida. “E come si chiama questo paesino? Magari qualcuno la starà guardando, adesso…” – “Ficarazzi” – scandì lei con un certo orgoglio. Montò come un fruscio risolino tra il pubblico della Fiera e lo stesso Mike e anche Sabina – con una smorfia a fior di labbra – fecero trasparire come pure a loro sembrasse “strambo” quel suffisso lì. Ma furono pochi secondi soltanto. La smorfia si smorzò sulle stesse labbra sulle quali era nata e si addomesticò anche il fruscio risolino.

Ipocrisia da benpensanti, pruderie, buon gusto, autocensura, chiamatela come volete ma pensavo a cosa sarebbe successo oggi, invece, stessa allusione servita su un vassoio d’argento ma altri tempi, altre facce, altri toni, altre tendenze sul full color satellitare. E ci pensavo rimpiangendo Mike, ovviamente, che riusciva ad essere garbato anche quando lo facevano andare fuori dai gangheri, vuoi che fosse un concorrente furbino o un ospite un po’ sopra le righe, come quando mamma-papà-nonno-nonna-bimbi abbandonarono indispettiti lo studio di “Giochi in famiglia” per presunti favoritismi nei confronti del nucleo domestico avversario (Mike era correttissimo anche se non lesinava, a favor di spettacolo, simpatie o diffidenze) o Aldo Busi lo apostrofò “venditore di prosciutti” al Festival di Sanremo (“chi è lei?” gli chiese Mike che forse davvero non sapeva chi fosse quel signore tra la pletora dei giornalisti e quando il “venditore di collant” gli rispose garrulo: “Sono Lauretta Masiero” – lui replicò, più che garrulo, stando al gioco – “Oh, ciao, Lauretta!”).

Mike che sapeva anche essere cinico perché “the show must go on” e allora va avanti anche lui, imperterrito, e chi se ne importa se la valletta-presentatrice gli sviene accanto in diretta sul palcoscenico del Casinò per attirare qualche sguardo, foto e commento; Mike che va avanti e però non se la sente di salutare col suo “allegria!” quando la Rai gli dice di continuare Sanremo nonostante la sera prima Tenco si sia sparato. Mike che soffre – in silenzio, sbottonandosi solo anni dopo – quando la Rai non cerca di strapparlo al canto delle sirene berlusconiane, né quando Berlusconi stesso quelle sirene gliele propone, con un silenzio poco riconoscente, per annunciargli il “fine turno”.

Adesso Fazio rifarà “Rischiatutto e magari sarà garbato anche lui, ma di un garbo diverso, come “da scaletta”. Copia rispettosa, ma copia pur sempre. L’originale – di cui sentiamo nostalgia – non c’è più, oggi sono sette anni. “Allegria!”. Boh, ci sforzeremo.