L’albero di nespole

A(b)Braccio # Filippo La Torre

Un viottolo di campagna lungo poco più di cento metri separa la mia casa dalla loro. L’inverno stava finendo ma in aperta campagna, una campagna sommersa dagli alberi, quella notte era umida e faceva ancora freddo. Misi le calze e sopra il pigiama indossai una vestaglia da camera di lana, ma leggera, e un berretto anch’esso di lana con il pon pon.

Non diedi eccessiva importanza all’abbigliamento che mi faceva sembrare un buffo clown, sapevo che durante il breve tragitto non avrei incontrato nemmeno un cane. Anche loro amano stare al caldo e anche se non stanno al riparo di mura domestiche, un rifugio lo trovano sempre. Camminai velocemente, non dovevo dare tempo al freddo e all’umidità di penetrare nelle mie ossa. Respiravo a piccoli sorsi attraverso un fasciacollo che mi copriva fino agli occhi. Quando arrivai nello spiazzo bianco del baglio percorsi ancora un breve corridoio che dava sul retro della casa, la porta che immetteva in cucina era già aperta. Il freddo della notte aveva divorato il tepore che si era racchiuso dentro le mura. Continua a leggere “L’albero di nespole”

Se la porta via il mare

A(b)Braccio # Gaspare Scimò

Questa mattina Facebook mi ha proposto un ricordo di tre anni fa. Allora scattai soltanto una foto e adesso mi torna in mente quello che successe quel pomeriggio, con i miei bimbi, per questo ho deciso di completare questa immagine con le mie parole. Ricostruendo i ricordi, come si farebbe con un puzzle.

Moreno aveva quattro anni e Havana due. In realtà Havana non ha mai avuto due anni, né tre, né quattro. Dentro di lei convivono, da sempre, Eva, Giovanna D’Arco, Cleopatra, la Regina delle Amazzoni, Mata Hari, Marilyn Monroe e chissà quante altre pericolose e potenti donne. Tutte insieme.

Quel pomeriggio li portai a passeggiare in una spiaggia. Non c’era nessuno, solo noi tre e le onde. Onde talmente forti, che ogni volta che raggiungevano la riva, sembrava che avrebbero inghiottito tutto. Moreno ed io ci tenevamo a debita distanza, Havana no, avanzava ed io la lasciavo fare. Fissai un punto e decisi che fino a quello non le avrei detto nulla. È giusto così, pensai.

Lei avanzava e le onde le andavano incontro. Facevo fatica a restare zitto e Moreno mi guardava confuso. Il punto che avevo stabilito era sempre più vicino e lei non si girò nemmeno una volta. Metteva un piedino davanti all’altro e continuava ad avanzare. Raggiunse il mio ideale limite di sicurezza, ma non le dissi nulla. Forse perché, conoscendola bene, sapevo che quella era una sorta di sfida, per lei. Anzi era una tripla sfida. Tra lei, il mare e me. Tutti contro tutti.

Moreno mi strattonò la mano e urlò fortissimo chiamando la sorella, poi si mise a piangere forte. “Papà, se la porta il mare. Havana! Havana!”. Havana, non si voltò, si mise seduta, mentre Moreno piangeva come se la sorella stesse per morire. Piangeva ma ci aveva salvati entrambi, me e Havana. Soprattutto me, che alla fine avrei ceduto.

“Prendila papà” – mi stava supplicando e non servirono a nulla le mie rassicurazioni. Gli dicevo che non c’era bisogno di fare così. “Vieni con me – gli dissi – non avere paura”. Moreno mi lasciò la mano e me lo chiese ancora: “Prendila papà, altrimenti se la porta via il mare”.

Havana stava giocando con la sabbia, fottendosene allegramente di tutti ed io andai da solo a prenderla. Una volta che ci trovammo in un posto sicuro, Moreno l’abbracciò e rimasero stretti così a lungo, che ebbi il tempo di scattare questa foto.

Quel padre sono io

A(b)Braccio # Ivano Ferazzoli
Professione ‘papà’ – Palermo

Oggi voglio condividere con voi l’amore.
L’amore di un bimbo di 4 anni per una bimba.
Amore che lo spinge a pensarla sempre, a regalarle un fiore, che viene accettato, ma per onestà, viene riconosciuto “puzzolente”.
Si sa, i bimbi sono sinceri.
Ma non è un problema.
Il bimbo coglie, da solo, la rosa più profumata dal giardino della nonna, per portarla alla bimba.
La bimba quella mattina arriva in ritardo in asilo, lui si dispera, poi lei arriva.
Gioia e tripudio di abbracci e baci, la rosa viene donata, e tanto apprezzata.
Lei orgogliosa, la sera la mostra al padre.
Il bimbo, al quale va tutto il mio rispetto e ammirazione, si chiama Gabriel; la bimba è mia figlia Gaia. E niente, il padre incantato da questo amore sono io.