Il difetto delle fiabe

A(b)Braccio # Francesco Tornatore

Ce n’erano che si sposavano e andavano a trascorrere il giro di nozze dormendo nei locali della Camera del lavoro, sul tavolo delle riunioni trasformato in letto.

Ce n’erano che finivano in cella, marito e moglie – ma reparto maschile e reparto femminile, sia chiaro – a seguito di una retata delle forze dell’ordine.

Ce ne fu uno in Puglia, bracciante agricolo, che dopo il primo e il secondo, al terzo (a quel che ho capito) tentativo, finalmente riuscì a raggiungere un sogno da contestatore che si era fatto nascere e teneva ben nascosto a covare: andare nuovamente in galera, sì, prima o poi, ma stavolta accompagnato anche dalla sua adorata consorte. Insieme, sebbene nei soliti reparti distinti.

Loro due li possiamo considerare un po’ più fortunati. Il viaggio di nozze lo fecero. Metà. Lo interruppero e tornarono di gran carriera per andare all’occupazione delle terre.

L’unisono (c’è una meravigliosa poesia di Edgar Lee Masters, William e Emily) carcerario fu vicinissimo, ma non avvenne. Lei riuscì appena a farsi fermare dalla polizia mentre lui stava facendo il comizio attorno al quale avvenivano i disordini. La verità è che all’ultimo momento si pentì. Ricordava che la volta scorsa era stato pesantuccio.

Lei incinta e lui (orsù) in galera. Per guardarsi si dovevano chinare e introdurre la testa nel buco: uno di qua e uno di là. La cervicale a quell’età non è un problema. Semmai la guardia che andava avanti e indietro nello spazio intermedio. Orwell o Kubrick avrebbero saputo congegnare di peggio? Non me la sento di rispondere.

Meno male che quando il fanciullo nacque c’era di turno una guardia carceraria ad alta sensibilità: glielo portò all’aria, a quanto sembra in un sacchetto (per l’igiene? si usavano già quelli di plastica?), e lo prese in braccio: felice e allucinato (lei non li vide in quell’istante lì).

Giunti a questa fase le strade si diversificavano. Pare che in un paese del palermitano, al fine di ottenere il battesimo di una creatura, inventarono lo sciopero dei credenti. Delle credenti, ad esser precisi. Domenica nessuna a messa! Quindi navata totalmente vuota. Fu così – l’impulso era stato chiaro talmente – che lo scomunicato junior ottenne il sacramento.

Loro due pensarono di non gravare con questioni ideologiche sulla sorte dei figli: a battezzarsi, caso mai, ci avrebbero pensato da sé.

Loro due chi sarebbero?
Pio La Torre e Giuseppina Zacco.
E poi?
Eh… le fiabe hanno il difetto di finire.
C’era una volta…
…una politica che era anche amore.
Non ci credete? Poveri voi.

‘Ecco perchè. Bibliografia degli scritti di Pio La Torre’
di Francesco Tornatore, ed. Istituto Poligrafico Europeo
14 giugno, ore 17: Palermo – Istituto Gramsci (Cantieri Culturali alla Zisa)
15 giugno, ore 18: Bagheria – Palazzo Cutò
16 giugno, ore 18.30: Cefalù – Cinema Di Francesca