L’urlo di mio padre

A(b)Braccio # Sara Tardelli

Posso assicurare che gli urli che mio padre ha dedicato a me e mio fratello sono molto più clamorosi di quello al Bernabeu. L’11 luglio 1982, mentre 36 milioni e 700 mila italiani guardavano la partita, dormivo. Ma quell’urlo è rimasto impigliato anche nelle trame della mia vita.

Fare il calciatore ai massimi livelli, come ha fatto mio padre, costringe anche la sua famiglia a misurarsi con il successo e con i sacrifici necessari per raggiungerlo. Per esempio, quando sono nata, mio padre non c’era, il che si concilia maluccio con l’idea romantica del padre che una primogenita accarezza già nei suoi sogni embrionali.

E comunque, tutte le persone che lo amano davvero devono rassegnarsi a questa sua passione travolgente per il pallone, con la consapevolezza di chi sa che, se è impossibile competere con un grande amore, è possibile invece diventarne complici.

Tratto da: “Tutto o niente”
di Marco e Sara Tardelli
ed. Mondadori