Non è colpa di Tiziana

A(b)Braccio # Adolfo Fantaccini

L’orrore del linciaggio online ha mietuto un’altra vittima, sottraendole sogni, speranze, futuro. L’hanno offesa e umiliata, l’hanno esposta a un oltraggio divenuto poi virale, spingendola prima a cambiare casa, poi a cancellare la propria identità. Alla fine, non è alla propria identità che Tiziana Cantone ha rinunciato, ma alla vita, impiccandosi nei sotterranei del palazzo dove viveva con la madre. Il luogo non conta, il male che le hanno fatto si. L’indignazione non aumenta perché a Tiziana hanno stuprato l’anima, ma per la modalità: via web, con un video fatto circolare nella rete delle reti, e pure su whatsapp. Come se i dispositivi di tutto il mondo non fossero pieni di video a luci rosse di chicchessia. Come se lei fosse stata la prima, l’unica, l’ultima.

La colpa non è e non sarà mai di Tiziana, che si è fatta riprendere durante un rapporto sessuale. La colpa è di chi ha fatto circolare le immagini, finché qualcuno non le ha addirittura messe in rete. Far l’amore è un conto, autoriprendersi un altro, mostrare la propria intimità un altro ancora. Il giudizio spetta a chi legge e in particolare agli uomini che, in talune circostanze, sono i promotori di riprese hard core più o meno convenzionali. Un’usanza sempre più diffusa fra i giovani che poi, per esibizionismo, per vanto o per manie di grandezza, mostrano agli amici le proprie prestazioni. Questa volta era diverso, non c’erano teenagers di mezzo, ma persone abbastanza adulte, consapevoli, capaci di distinguere il male dal bene, cattivi e cinici al punto di raggirare una persona che regala una parte di sé con fiducia e ingenuità. Forse troppa. Questa volta c’era l’inganno. Senza minacce o ritorsioni di sorta.

Tiziana, che aveva confidato a un’amica di volersi mettere tutto alle spalle e che in questi giorni aveva ottenuto la rimozione del video da diversi siti, non ce l’ha fatta più e ha deciso di fermarsi. Forse nel momento in cui annodava la sciarpa di seta attorno al collo avrà sentito rimbombare dentro di sé la fatidica frase sulla quale sono state costruite decine di gag: “Stai girando un video? Bravo”.

Tiziana era una donna, molto bella, ma era soprattutto una persona sensibile, era una vita, una storia, aveva tanti sogni. E’ morta perché ancora oggi c’è gente che giudica e punta il dito, come se avesse i titoli per scagliare la prima pietra, magari proprio contro Tiziana, schiacciata dal peso dell’inganno, divenuta icona del peccato e di ogni turbamento. Come se fosse stata una brutta persona di 31 anni, o avesse fatto del male a qualcuno.

La parola vergogna, in casi come questi, chiude il sipario su una vita spezzata dall’ipocrisia. Tiziana era bella, Tiziana amava la vita, Tiziana ha pagato il conto di altri. Tocca sempre agli stessi: alle persone per bene. Che vanno via, magari in un giorno di fine estate, senza far rumore e forse pure senza rancori.