Senza cuore

A(b)Braccio # Marco Pomar
scrittore – Palermo

Mi chiamo Andrea, ho trentacinque anni e sono senza cuore.
Sono nato così, uno scherzo della natura. Appena venuto al mondo i medici dissero ai miei genitori che avrei campato ancora poche ore. Destinato ad una fugace apparizione sulla terra, il mio organismo si fece beffe dei luminari, dell’anatomia e financo della logica. Vivo ancora adesso, dopo trentacinque anni e numerose operazioni, consulti, esposizioni ai convegni manco fossi la donna barbuta, un fenomeno da baraccone permanente. Il sangue circola per i fatti suoi, senza quella pompa ritenuta erroneamente indispensabile.

Qualche vantaggio, popolarità, ospitate tv, interviste nei magazine di tutto il mondo, fino a quando mi andava. Adesso sono stufo, vorrei una vita normale, quella che un soggetto senza cuore non può mai ottenere.

Dicono che non sono in grado di amare. Non so se sia vero, non conosco la controprova. Io credo di avere amato un sacco di donne, di cani, di gatti, di libri, di film. Solo che, da quello che vedo, per molti amare significa possedere, per me no.

Io amo qualcosa o qualcuno, ne condivido emozioni, e non mi dolgo quando termina.
Tutto finisce, perché rattristarsi?

L’anno scorso sono deceduti i miei genitori, in un incidente stradale. Certo che mi dispiace, erano brave persone, li amavo. Ma adesso non ci sono più, e non c’è nulla da fare.
Non vivo male, anche se tutti i cardiologi interpellati mi danno sentenze diverse. Alterazione psichica della parte affettiva dovuta all’assenza del miocardio, irrorazione sanguigna verso la zona dell’ipotalamo irregolare, con sbalzi umorali e incapacità di concentrazione, assenza di battito cardiaco (e vorrei vedere!) con conseguente rischio in caso di sforzo eccessivo.

Certo non morirò di infarto, di crepacuore, come si dice.
Morirò, e allora?
Forse che voi vi ritenete immortali? Probabilmente camperò ancora un altro po’, forse, smentendo ancora cassandre e cornacchie in camice bianco, altri trentacinque anni, sereni e vari come questi.

Non lo so, so soltanto che la mia vita non è male. Osservo tutta questa gente con il cuore, e mi sembra confusa, alla ricerca di qualcosa che non ha, come se quell’organo che gli pulsa nel petto per essere completo necessitasse di un suo omologo, o di qualcos’altro di indefinito. Io il cuore non ce l’ho, e non vado alla ricerca di cose che non posso avere.

Ho amato a modo mio, e sfido chiunque a considerarlo un amore di serie B: ho amato Paola, Laura, Mariarosa e Giovanna, ho amato il partito comunista e Borges, Federico Fellini e Garcia Marquez, mia zia Rosa e il suo lacerto agglassato, Qualcuno volò sul nido del cuculo e Charlie Chaplin. Ho amato cose nel tempo giusto, quando avevo l’età per amarle, e non le ho rinnegate: ho amato Teresa in prima seconda e terza media, e adesso fa la manager in una ASL, legata ad un boss della politica locale, ho amato Herman Hesse e Richard Bach che adesso non riuscirei a leggere, la mia baby sitter Mariella benché avesse rubato tutta l’argenteria di casa, le cipolle in agrodolce che adesso detesto, mio nonno Peppino che tradì ripetutamente mia nonna, e chissà quante altre cose.

Faccio volontariato, quando posso beneficenza, tifo per la Juventus moderatamente e mi piace ridere e scherzare con gli amici. Non sono malvagio, forse la bontà non sta tutta nel cuore.
Non sono sposato né fidanzato, li trovo status eccessivi, come bere troppo vino o fare troppo sport.
Non penso al futuro, non sapendo se mi è dato di goderne. Non vivo neppure alla giornata, faccio la spesa per tre o quattro giorni, per intenderci. Programmo un fine settimana, un viaggio a breve termine, delle vacanze ben organizzate.
Niente pensioni integrative, investimenti a lungo termine e altri espedienti che gli umani adottano per illudersi di avere anni da spendere.
Non piango se vedo Love Story, so che è un film, e anche se fosse vero piangere non servirebbe. Anni fa mi avevano messo in lista per un trapianto di cuore. Mi chiamarono di notte, era appena deceduto un giovane pregiudicato, schiantatosi con la sua motocicletta insieme ad un paio di innocenti. Io non sto male, vivo lo stesso, datelo a qualcun altro davvero bisognoso.

Meglio senza cuore che con quello di uno sconosciuto. Non voglio emozioni altrui, lasciatemi col mio equilibrio affettivo, con la mia precarietà sentimentale.
Un cugino lontano due anni fa ha perso una mano in un incidente sul lavoro. Ne ha un’altra, d’accordo, ma non farei cambio.

Mi indigno con la testa, gioisco di pancia, ascolto le carezze con la pelle, rido con gli occhi e sento i profumi con il naso. E come tanti mi auguro che questo Paese ritrovi la sua dignità.
Senza cuore, sopperisce il cervello.

(tratto da ‘La memoteca’, ed. Novantacento)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...