Ci sposiamo?

A(b)Braccio # Giovanni Chiappisi
giornalista – Palermo

Si svegliò, come ogni giorno, alle 6 e 20 del mattino. Preparò la caffettiera, mise due fette di pane raffermo dentro la tostiera e poi vi spalmò sopra del burro integrale. Il caffè era bollente e lo bevve come sempre: senza zucchero e tutto d’un sorso. Poi, con calma, rosicchiò il pane. Quindi, sotto la doccia.

Vincenzo era pronto per uscire, ma nell’atto di aprire la porta di casa vide che sulla soglia c’era una busta. Una busta chiusa, senza alcuna intestazione. Una busta gentile, a vedere i fiorellini che riempivano il fronte e il retro. In otto anni, sei mesi e quattro giorni che abitava in quella casa, era la prima volta che riceveva della posta. Prese la busta, richiuse la porta e tornò al tavolo della cucina dove poco prima aveva fatto colazione. Con attenzione, quasi a non volerle far del male, aprì la busta. Dentro, un foglio. Scritto con grafia rotonda, chiara, infantile.

Caro Vincenzo, stamattina è inutile che tu venga a prendermi per andare assieme in ufficio. Da oggi in poi prenderò un taxi. E’ vero che questa mia decisione mi costerà un occhio della testa, ma in cambio potrò indossare una gonna senza il rischio che qualcuno mi metta una mano tra le cosce. E in quel quarto d’ora di tragitto, potrò chiudere gli occhi e pensare ai fatti miei, senza dover affrontare sempre la stessa discussione su un matrimonio che non potrà mai esserci. Perché è bene che tu sappia, caro Vincenzo, che amo le carezze, ma quelle di una donna. Ti sei mai chiesto perché in questi due anni e quattro mesi di conoscenza, non c’è mai stata una notte in cui abbiamo dormito assieme? Non mi portare rancore‘. Luigina.

Vincenzo ripose il foglio nella busta, stirò le gambe sotto il tavolo e tirò un sospiro profondo. Chiuse gli occhi per qualche minuto, poi aprì un cassetto dove c’erano dei fogli e delle buste. E cominciò a scrivere.

Cara Luigina, non puoi immaginare quanto tu mi abbia fatto felice stamattina. Ora so che posso guardare con ottimismo al tuo e al mio futuro. Con riconoscenza‘. Vincenza.

Prese il foglio, lo piegò in due, lo infilò nella busta e mise il tutto nella tasca della giacca. Poi tornò in bagno. Tolse la parrucca che nascondeva i suoi veri capelli, tirò dal viso quell’intruglio che dava l’impressione di una barba appena fatta. Si tolse la camicia e sciolse quella benda che comprimeva i suoi seni, piccoli ma sodi. Poi andò nella sua stanza e, finalmente, indossò un tailleur grigio che esaltava la sua femminilità. E andò in ufficio, ma prima passò dall‟appartamento di Luigina e lasciò la busta sotto la porta d’ingresso. In ufficio l’incontrò, le si sedette di fronte e le disse: “Allora, ci sposiamo?”.

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