L’amore manifesto

A(b)Braccio # Adolfo Fantaccini/

C’è una forma di esibizionismo che travalica il nostro IO, collocando in una qualsiasi pubblica piazza sogni, sentimenti, amori, ambizioni, malesseri, tormenti, sofferenza, gioia o dolore, in una sorta di elettrizzata condivisione. È una deriva riconducibile a un disagio impalpabile, ma diffuso ed evidente, che fornisce la dimensione – più o meno veritiera – dei disastri della società.

Tutto questo avviene a ogni età e a qualsiasi latitudine, manifestandosi come una specie di destino al quale è impossibile sottrarsi. In un’epoca in cui la crisi di valori non è solo una frase convenzionale, come quelle legate alle stagioni – che “non sono più quelle di una volta” – viene da chiedersi quale potrà essere la prossima azione dagli effetti stupefacenti.

Si è visto di tutto: madri che uccidono figli, giovani donne che s’impiccano per evitare le conseguenze della gogna mediatica, persone che pubblicano la propria foto mentre entrano o escono da una sala operatoria, altre che rendono di pubblico dominio il proprio parto, un lutto o sinistre ricorrenze. Adesso è arrivata l’ora dell’amore. E gli immarcescibili ‘Camaleonti’ c’entrano poco. Anzi, praticamente niente. Si tratta di un amore d’autore. Non un amore tradizionale, ma un amore smisurato e smodato, che trova sbocco in una forma di esibizionismo sfrenato. Gesti che pesano come pietre e che producono interrogativi, soprattutto critiche, miste a una sequela di perché.

Il mondo gira a velocità doppia rispetto al passato e non c’è tempo per fermarsi a riflettere, ma non mancano i momenti per lasciarsi andare a esagerazioni imbarazzanti, che lasciano aperto un interrogativo per certi versi inquietante: ma la persona che è l’obiettivo dell’esibizionista di turno, sarà vittima o protagonista? Cioè, condividerà l’esibizionismo estremo, anche se d’autore, oppure no? Ma non è questo il punto. Se qualcuno, dimenticando valori come la riservatezza (si, è un valore, fino a prova contraria) e il pudore (già…), ostenta – attraverso l’esaltazione del proprio IO, che passa dallo sfoggio di contenuti social-culturali – qualcosa che sale dal più profondo dell’anima, allora ci si sposta sul versante dell’insicurezza.

E’ vero, non è facile contenere certi amori, che fuoriescono dal nostro IO, ma diventa tutto relativo se questo IO resta al centro e tutto il resto ruota attorno. Anche l’amore. Che perde magia e diventa commerciale, effimero, come tutte le cose finite nei contenitori mediatici 2.0. Nessun giudizio, siamo in democrazia, tutto è lecito, anche da parte di chi cerca la ribalta a ogni costo, nel tentativo di sfuggire a una quotidianità anonima. Lo fa appendendo sui muri sprazzi immaginifici del proprio amore, immortalati senza pudore e magari con la speranza di trasmettere una sola goccia della propria felicità.

Basterà per migliorare il mondo, questa forma oscena di compiacimento? E, soprattutto, chi non fa altrettanto, amerà di meno? Magari lo farà con riserva? Quanti manifesti servono per misurare un amore, da zero a 100? E se poi un giorno finisse? Serve altro per sciogliere l’arco di Cupido: chi riusciva – o magari riesce ancora – a rimanere insieme fino alla morte, sa cosa. Infischiandosene della stampa offset o digitale.

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