La formula dell’amore

A(b)Braccio # Alessandra Verzera
giornalista – Palermo

Si erano incontrati per caso, a metà strada tra i sogni di lei e le formule di lui. E così, quasi per caso, lei aveva portato qualche sogno nella vita di lui e lui qualche regola in quella di lei.

Non era passato troppo tempo quando entrambi capirono che erano due cariche opposte che, per questo, si fondevano alla perfezione. Yin e Yang, positivo e negativo, maschio e femmina. Un pensiero da uno iniziato era un pensiero dall’altro completato. Lei parlava di Schopenhauer e lui di Einstein: un incredibile pasticcio, ma che era, in realtà, un ordito perfetto, uno scambio incessante, un sistema di vasi comunicanti incredibilmente perfetto.

Versavano l’uno nell’altra gocce di vita, di conoscenza, di esperienza. Ma erano sempre state gocce d’amore, camuffate da altro. E così fecero per molti e molti anni e senza che le pelli mai si sfiorassero: non serviva, lo facevano le loro menti. Passarono anni e si ritrovarono. Avevano imparato dai reciproci silenzi e dai reciproci distacchi. Ed avevano imparato una cosa meravigliosa. Avevano imparato ad amarsi, con la pelle e con tutti e cinque i sensi. Per poco, per troppo poco tempo, rimpiangendo il tempo rubato alla vita e a sé stessi.

Lui le fece conoscere le galassie, le mostrò le stelle più luminose, suonò per lei il sax, le dedicò canzoni che parlavano di lui. Lei lo accolse e gli regalò carezze che non aveva mai ricevuto. Lui la strinse e lei lo cinse. Lui era lei e lei era lui. Lui uno scienziato, rigido, incuneato dentro le sue formule, gli algoritmi, e lei una scrittrice, una pensatrice, un’idealista. Lui era fatto di azione, lei di parole. Ma erano infinitamente complementari, in un modo talmente acuto da averne paura.

Un giorno lei gli disse: “Dimmi una cosa meravigliosa che io non possa più scordare”. Lui le prese la mano sinistra e rivolse il palmo verso l’alto. Poi tirò fuori la sua stilografica e scrisse, sul polso di lei. Una formula. Lei si corrucciò: voleva frasi d’amore, non certo formule. “Sai – disse lui – questa è l’equazione di Dirac. E credo che poche persone possano identificarsi in essa e viverla nel presente, nella vita reale. Dice che due sistemi che siano stati posti in relazione, non possono essere considerati come sistemi distinti, ma come un sistema unico. E così continueranno ad interagire. Ed anche se separati e poi distanti anni luce l’uno dall’altro, essi continueranno ad influenzarsi reciprocamente. In altre parole, amore mio, ovunque io andrò e dovunque tu sarai non smetteremo mai di essere insieme, di svegliarci la notte, di impappinarci mentre parliamo. Non smetterò di essere te e tu non smetterai di essere me. Noi saremo per sempre quel sistema unico e perfetto. L’amore supremo”.

Lei pianse lacrime silenziose, come silenziose sono solo le lacrime di gioia. E sparì nel suo abbraccio, lungo una vita. E fu così che quando, solo pochi mesi dopo, lui lasciò la vita terrena strappato via dal caso, dal destino, da un karma avverso, lei capì in quello stesso istante che non sarebbe mai più stata sola e che sarebbe stata amata. Per sempre.

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